Archivio dei post nel quaderno "1 Aprile '76"
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scritto da Giovanni il 26 Settembre 2004
Il signor Riccardi Giovanni è stato terribilmente impegnato col lavoro in quest’ultima settimana. Ecco perché (nell’ordine) non ha:
- risposto alle email (o lo ha fatto in maniera veloce e sbrigativa)
- continuato gli aggiornamenti programmati sui siti di Inform e Progetto Lazzaro
- continuato il suo viaggio
Giovanni spera di liberarsi nei prossimi due giorni per proseguire tutto quello che ha iniziato.
scritto da Giovanni il 22 Settembre 2004
Io sono Ranger Guerriero Elfo Caotico Buono. E tu?
scritto da Giovanni il 14 Luglio 2004
Da domani e fino alla fine del mese questo blog sarà chiuso per ferie. Niente di speciale quest’anno. Me ne starò semplicemente a casa a Terracina godendomi il mare come quando ero piccolo. Naturalmente non ci sono vacanze da piccoli senza compiti delle vacanze. Ecco cosa “mi tocca” fare:
- Finire di leggere L’invenzione della solitudine di Paul Auster
- Leggere Senza Sangue di Alessandro Baricco
- Leggere i fumetti arretrati impilati sul tavolo
- Giocare qualche avventura testuale
- Ricominciare il lavoro su INFIT 3
- Finire di organizzare il materiale del Progetto Lazzaro per pubblicare qualcosa al mio rientro
- Leggere il materiale che mi ha spedito Ian su Haven (da quanto tempo dovevo farlo?) e, visto che sarò a crogiolarmi al sole, leggere pure i capitoli già pubblicati di LadyBlonde (tipica lettura da spiaggia)
Penso di non aver dimenticato nulla. Lasciate un messaggio o un saluto se passate di qua (e se vi va).
scritto da Giovanni il 12 Luglio 2004
Ripulire e riorganizzare la mente troppo affollata di pensieri per me significa prima di tutto ripulire e riorganizzare l’ambiente in cui vivo. E allora vai di pezza, vetril, antipolvere.
Comincio dal tavolo dov’ è il computer. Prendo tutto quello che c’è sopra (CD, DVD, riviste, appunti, post-it, quaderni, fazzoletti) e lo metto sul più grande tavolo da pranzo. Poi pulisco tutto e ci metto anche un po’ di olio di gomito per togliere quella macchia di caffé sulla tastiera che proprio non vuole andarsene. Alla fine, di tutto quello che è sul tavolo da pranzo butto via qualcosa e il resto lo rimetto vicino al PC, magari non come prima, ma così come mi viene. Una volta (da piccolo) ero un tipo molto preciso: ordine, ordine, ordine. Da un po’ di anni ho imparato che le cose che ho intorno devo adattarsi a me e non io a loro.
Faccio lo stesso con libri, riviste e fumetti (sembra che La Pizia oggi stia risistemando i suoi di libri). Mi viene da ordinarli per autore? Lo faccio. Per colore di copertina? Faccio pure questo. Ora come ora molti dei miei libri sono accatastati sul comodino (sotto il comodino, dentro il cassetto del comodino). Sto leggendo L’invenzione della Solitudine di Paul Auster e lo tengo sempre vicino a me, ma prima di andare a letto ne prendo uno a caso di quelli che ho sotto il comodino (già letti tutti) e leggo qualche passaggio.
Tre libri li ho sempre in valigia. Uno degli svantaggi di vivere con un piede nella città in cui studi e lavori (Roma) e l’altro in quella in cui sei nato (Terracina) e che devi sempre portarti appresso il necessario per vivere. E allora ecco che nello scomparto laterale del mio borsone devono esserci sempre Finzioni di Borges e Palomar e Le Città Invisibili di Calvino. Di Tolkien non mi preoccupo più di tanto: ho due copie del Signore degli Anelli e lo posso rileggere per l’ennesima volta sia a Roma che a Terracina.
Quelli che ho in camera a Terracina sono ordinati quasi tutti per casa editrice. Un po’ perché ormai ci vivo poco (e la vivo poco la mia camera), un po’ per mamma che non sopporta il disordine, un po’ perché in molti casi i libri li compravo in serie. Mi ricordo molto bene il periodo dei “100 pagine 1000 lire” della Newton Compton: andavo a fare la spesa più che comprare dei libri. Molti non li ho mai letti.
Un discorso a parte meritano i libri che mi hanno regalato. Li tengo tutti da una parte sul ripiano più in alto. Amici e parenti non si sono mai impegnati tanto nel regalarmi libri (e sanno della mia voracità come lettore), ma quelle poche volte che l’hanno fatto neanche ci hanno azzeccato! Poche eccezioni: qualche libro ricevuto da Giampiero (che per lo più mi regala dischi, mentre sono io quello che gli regala i libri) o da Serena e da mia sorella (ma i libri regalati erano quasi “richiesti”).
Per commentare il post della Pizia (a cui faccio un trackback). Nel mio caso il bello è proprio il casino che c’è quando devo risistemare e riorganizzare le cose che ho intorno (e i libri in particolare). Ti capita tra le mani quel libro che hai letto dieci anni fa. Ti viene in mente qualcosa di quel periodo. Magari ti esce fuori un sorriso o una lacrima. Uno dovrebbe farle periodicamente queste cose. Riorganizzare i miei libri mi serve a riorganizzare i miei pensieri. È una buona terapia. Almeno nel mio caso.
scritto da Giovanni il 3 Luglio 2004
L’armadietto dei medicinali. Alcune boccette sono scadute. Altre si sono rotte e le ho buttate via, ma quasi tutte sono rimaste intatte, piene del loro prezioso elemento.
Mi fanno stare bene (mi hanno fatto e mi faranno):
- I suoi occhi
- Il mare di casa (l’odore nelle sere d’inverno, specialmente)
- Le storie di papà
- Mamma che cucina (anche quello che cucina)
- Io e mia sorella telepatici
- Il mio scoglio dietro la banchina del porto
- Casa, p.zza G. Antonelli, via Roma, p.zza Garibaldi, via Roma, via Del Fiume, p.zza Cavalieri di Vittorio Veneto, via Del Rio, via Roma, via Derna, viale Della Vittoria, p.zza Mazzini, viale Della Vittoria, p.zzale Lido, viale Della Vittoria, p.zza Mazzini, viale Della Vittoria, via Lungolinea Pio VI, via Roma, p.zza G. Antonelli, Casa (a.k.a. “passeggiata pulisci-mente”)
- Giampiero che parla di architettura
- I viaggi mentali di Salvatore
- Gli arpeggi con la chitarra di Pietro
- Gianmaria che parla di musica
- Io, Pietro e Gianmaria (capodanno 1996)
- Il Colosseo, 15 Novembre 1997
- Il 14 Febbraio 1998 a casa a Roma
- Il “pizzetto volante”
- Suor Rossana (la maestra delle elementari)
- Il Cantico dei Cantici
- Roma di notte (non durante “La Notte Bianca”)
- J.R.R. Tolkien
- Finzioni, di J.L. Borges
- Palomar e Le Città Invisibili, di Italo Calvino (anche gli altri libri)
- Catcher in the Rye (Il giovane Holden), di JD Salinger
- The Cinema Show, Genesis, da Selling England by the Pound, 1973
- The Lamb Lies Down On Broadway (tutto l’album), Genesis, 1975
- Here Come The Flood, Peter Gabriel, da Peter Gabriel I, 1976
- Qualsiasi pezzo di Peter Gabriel
- Il concerto di Peter Gabriel a Milano il 9 Maggio 2003 con Giampiero, Gianmaria, Pietro e Piergiorgio
- La Cura e Caffé De La Paix (l’album) di Franco Battiato
- Il concerto di Battiato (tour
de L’imboscata di Gommalacca, non mi ricordo la data) con Serena e quello alla Sala Paolo VI in Vaticano (presentazione di Fleurs) con Giampiero e Bernardina
- Even in the quietest moments, Supertramp, 1977
- Tales of Mystery and Imagination (1976) e Turn of a Friendly Card (1980), Alan Parsons Project
- it.comp.giochi.avventure.testuali
- Le cene “avventurose” con Francesco e Paolo
- I teoremi di Algebra
- Il 486 DX33 comprato a 16 anni
- Il primo collegamento a Internet da casa (24 agosto 1996)
- Il mondo D’ni
- Leggere i blog
- I primi blog che ho scoperto (La Pizia e Biccio in particolare)
- Scrivere sul mio quadernetto (e su questo blog)
- Tinuviel
- Eressea
Ci sarebbe anche dell’altro ma fare gli inventari è molto stancante…
scritto da Giovanni il 12 Giugno 2004
Quando dicevo che avrei imparato presto, evidentemente non sapevo di cosa stavo parlando.
scritto da Giovanni il 3 Giugno 2004

Father, Son è un brano di Ovo, disco di Peter Gabriel del 2000. Composto in occasione del Millenium Dome Show di Londra (per i festeggiamenti del nuovo millennio), Ovo è un concept album ed è una sorta di metafora dell’evoluzione umana che racconta la storia di tre generazioni di una stessa famiglia alle prese con i conflitti interni e il mondo che cambia. Di Father, Son ho sempre amato particolarmente alcuni versi centrali:
Remember the breakwaters down by the waves
I first found my courage
Knowing daddy could save
I could hold back the tide
With my dad by my side
Una scena semplice: un bambino che ha paura di nuotare, ma che trova il coraggio sapendo che il padre è lì vicino ad aiutarlo. Da qualche giorno questa scena non mi si toglie dalla testa e ricordi vecchi vent’anni sono riaffiorati nella mia mente. Un’altra scena semplice: io al mare (avrò avuto quattro o cinque anni, forse uno o due di più) e papà lì, sotto l’ombrellone. Io ero in acqua che volevo nuotare ma dovevo imparare a farlo da solo perché papà, con la protesi ad una gamba, non poteva aiutarmi.
Quel giorno decisi che non avrei mai chiesto aiuto a nessuno, qualsiasi cosa mi fosse capitato di affrontare. Scelte che, fatte da bambino, ti condizionano il resto della vita.
scritto da Giovanni il 19 Maggio 2004
Lose your questions and you will find your answers
Proverbio D’ni.
scritto da Giovanni il 14 Maggio 2004
Dopo un veloce scambio di email ieri sera con Luca Sofri (che, ho scoperto, esisteva fin dai tempi di Shakespeare), seguito a questo mio post, questa mattina non ho potuto fare a meno di autotrasportarmi nel 1974. Ecco la mia playlist di oggi:
- The Lamb lies down on Broadway (Genesis, il capolavoro di Peter Gabriel)
- Tales From Topographic Ocean (Yes, Jon Anderson visionario)
- Red (King Crimson, Robert Fripp non si smentisce mai)
E non è poco, visto che i primi due sono album doppi (e per quelli che che non lo sanno, il primo è il mio disco preferito in assoluto). Forse ho sbagliato anno di nascita?
Echoes of the Broadway Everglades,
With her mythical madonnas still walking in their shades
Ehi, sembra che sia imminente l’uscita di The Lamb in versione 5.1!
scritto da Giovanni il 13 Maggio 2004
E no, caro Sofri! Ci siamo pure noi che non li abbiamo visti i Genesis, che non li abbiamo vissuti, ma che li riviviamo ogni giorno. Ci siamo pure noi, innamorati con la faccia un po’ così, ma che dalle emozioni siamo stati attarversati. Anche noi sappiamo a memoria tutto il testo di Supper’s Ready, 23 minuti di qualcosa che forse non Ú solo musica. Oppure, se chiudiamo gli occhi, possiamo rivivere tutta l’avventura di Rael nella New York di quel 1974 che tanto le piace. Ci siamo anche noi che nel ‘74 non eravamo nati, ma quelle canzoni ce le abbiamo stampate nella mente:
Play me my song.
Here it comes again.
Play me my song.
Here it comes again.
Ci siamo anche noi, con quella faccia un po’ così…
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